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FIFA contro UEFA: cosa sta succedendo sulla privatizzazione dei Mondiali

In Calcio
Luglio 31, 2026
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Negli ultimi giorni il mondo del calcio è scosso da uno scontro istituzionale senza precedenti tra FIFA e UEFA. Al centro della disputa c’è un progetto voluto dal presidente della FIFA, Gianni Infantino: l’ingresso di capitali privati nella gestione commerciale dei Mondiali. Una proposta che l’UEFA considera inaccettabile, al punto da minacciare il boicottaggio delle competizioni internazionali. Vediamo con calma di cosa si tratta e perché sta facendo così discutere.

Cos’è il piano di Infantino

Il progetto porta un nome preciso: FIFA Forward Enterprise (FFE). Si tratterebbe di una nuova società, controllata dalla FIFA ma parzialmente aperta a investitori esterni, a cui verrebbero trasferiti i diritti commerciali dei Mondiali e delle altre competizioni internazionali, compreso il Mondiale per Club. Parliamo di diritti televisivi, sponsorizzazioni, biglietteria e licenze: in pratica, tutta la macchina economica che ruota intorno al torneo più seguito al mondo.
Secondo le prime stime circolate, la nuova entità avrebbe una valutazione complessiva vicina ai 20 miliardi di dollari, e la FIFA punterebbe a raccogliere fino a 4,2 miliardi di dollari cedendo una quota di minoranza a fondi e investitori privati, pur mantenendo — almeno sulla carta — il controllo della governance calcistica.
L’obiettivo dichiarato da Infantino è quello di raccogliere risorse ingenti da redistribuire soprattutto alle federazioni nazionali economicamente più fragili, presentando l’operazione quasi come una forma di “democratizzazione” del calcio mondiale.
La reazione dell’UEFA: durissima e compatta
La risposta europea non si è fatta attendere. L’UEFA ha chiesto formalmente alla FIFA di ritirare il progetto, definendolo un passo pericoloso verso la privatizzazione della governance del calcio, con rischi seri per trasparenza e controllo democratico. La posizione è stata condivisa all’unanimità dalle 55 federazioni che fanno capo all’organismo europeo, un dato che da solo racconta quanto la questione sia sentita.
La frase che ha fatto più rumore è arrivata proprio dall’UEFA: nessuna partita verrà disputata sotto l’egida della FIFA finché il progetto non sarà ritirato. Una vera e propria minaccia di boicottaggio, che riguarderebbe in primo luogo il Mondiale femminile in programma in Brasile nel 2027 e, a seguire, il torneo maschile del 2030.
C’è anche un tema di metodo, non solo di merito. Secondo quanto ricostruito da fonti giornalistiche internazionali, alle federazioni sarebbe stata imposta una scadenza precisa per aderire al piano, con il rischio di perdere un pagamento straordinario da 40 milioni di dollari in caso di rifiuto. Una modalità che l’UEFA ha bollato come una forma di pressione economica più che un vero confronto istituzionale.

La replica della FIFA: “Andiamo avanti”

La FIFA, dal canto suo, non ha fatto un passo indietro. In una nota ufficiale ha spiegato che il proprio percorso di consultazione con gli stakeholder era già programmato e che intende proseguire per garantire a tutti la possibilità di esprimersi “in base ai fatti”, respingendo la ricostruzione mediatica della vicenda come non corretta.
Nel frattempo, secondo indiscrezioni riprese dalla BBC, la FIFA avrebbe fissato al 19 settembre il termine ultimo entro cui le federazioni dovranno dare una risposta definitiva sul progetto, e avrebbe già inviato un nuovo documento con una tempistica più stringente: entro fine ottobre gli investitori dovrebbero versare le proprie quote, così da garantire liquidità immediata alle federazioni aderenti.

Il vero terreno di scontro: la corsa alla presidenza 2027

Dietro le questioni economiche si intravede anche una partita più politica. Il 16 novembre scadranno i termini per presentare le candidature alla presidenza FIFA, in vista delle elezioni di marzo 2027. Infantino ha già annunciato l’intenzione di ricandidarsi, ma in ambito europeo starebbe prendendo corpo l’ipotesi di un candidato alternativo: il nome più circolato è quello di Nasser Al Khelaifi, presidente del Paris Saint-Germain, che potrebbe rappresentare una sfida diretta alla leadership dell’attuale numero uno della FIFA.

Perché questa vicenda riguarda tutti gli appassionati di calcio

Al di là delle cifre e delle sigle societarie, la posta in gioco è enorme. Se la governance del Mondiale finisse in parte nelle mani di investitori privati, il rischio concreto è che le decisioni sul calendario internazionale vengano guidate sempre di più da logiche di massimizzazione dei ricavi. Il Mondiale 2026, già allargato a 48 squadre, ha rappresentato il torneo più ampio della storia: un ulteriore aumento di partite e competizioni, difficilmente compatibile con il benessere fisico dei calciatori, sembra uno scenario tutt’altro che remoto in un contesto dominato da azionisti privati.

Cosa succederà ora

Al momento la situazione resta in evoluzione. Le federazioni europee dovrebbero riunirsi nei prossimi giorni per definire una linea comune, mentre la FIFA continua a portare avanti la propria consultazione. Il termine di settembre e le prossime mosse dell’UEFA saranno i due indicatori principali da tenere d’occhio per capire se lo scontro si trasformerà in un vero e proprio strappo istituzionale nel mondo del calcio.