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Napoli e la gestione dei giocatori a fine ciclo

In Calcio
Luglio 24, 2026
Insigne mertens osimhen

Chi segue il Napoli da un po’ di anni conosce bene questo copione: un giocatore diventa un pilastro della squadra, i tifosi lo adorano, poi arriva la fatidica ultima stagione di contratto e, invece di un rinnovo sereno, si materializza un lungo tira e molla che quasi sempre finisce allo stesso modo. Il calciatore parte, spesso a parametro zero, e la piazza si divide tra chi difende le scelte di Aurelio De Laurentiis e chi lo accusa di aver bruciato un patrimonio tecnico ed economico.

Non è un’impressione. È un modello di gestione ricorrente, che si è ripetuto con calciatori diversi per caratteristiche e ruolo ma con un filo conduttore identico: la trattativa per il rinnovo si allunga troppo, il club aspetta, il giocatore percepisce distanza o disinteresse, e alla fine si arriva a un punto di non ritorno.

Insigne e Mertens, i casi simbolo

Il caso più emblematico resta quello di Lorenzo Insigne. Capitano, prodotto del vivaio, volto della squadra per un decennio: eppure il rinnovo non è mai arrivato in tempo utile, e nel 2022 il capitano è partito a scadenza verso la MLS. Un epilogo che ha lasciato l’amaro in bocca ai tifosi, non tanto per la scelta in sé quanto per il modo in cui si è arrivati a quella scelta, con mesi di distanza economica mai davvero colmata tra domanda e offerta.

Discorso simile per Dries Mertens, autentico idolo popolare e capocannoniere della storia del club. Anche nel suo caso il rapporto si è chiuso senza un vero accordo, lasciando la sensazione che una storia d’amore così forte tra calciatore e città meritasse un finale diverso da un semplice comunicato di fine contratto.

Ghoulam e Ospina: quando l’infortunio o l’età cambiano i piani

Il caso di Faouzi Ghoulam è diverso ma altrettanto istruttivo: un grave infortunio al ginocchio ne ha compromesso il rendimento negli anni successivi, e il Napoli ha scelto di non investire su un rinnovo per un giocatore che non riusciva più a garantire le stesse prestazioni. Una decisione comprensibile dal punto di vista sportivo, ma che ha comunque coinciso con un altro addio a parametro zero, quindi un mancato incasso.

David Ospina, portiere affidabile per anni, ha vissuto un percorso simile: rinnovi brevi, gestione anno per anno, fino all’addio senza indennizzo. Un modello di contratti “corti” che il Napoli applica spesso proprio ai portieri, forse per non legarsi troppo a lungo a un ruolo delicato.

Koulibaly e Fabián Ruiz: l’eccezione che conferma la regola

Non tutti i casi finiscono a parametro zero, ed è qui che si vede la differenza tra buona e cattiva gestione. Kalidou Koulibaly e Fabián Ruiz erano entrambi finiti in una situazione di stallo contrattuale simile a quella di Insigne, ma il Napoli questa volta ha agito in anticipo, vendendoli rispettivamente a Chelsea e PSG prima della scadenza. Il risultato è stato un incasso importante invece di una perdita a zero. È la dimostrazione che quando il club interviene per tempo, senza aspettare l’ultimo anno di contratto, riesce a monetizzare anche situazioni delicate.

Il paradosso dello scudetto: quando l’addio ai big si trasforma in rinascita

Ed ecco il punto più controverso di tutta questa analisi, quello che rimette in discussione persino le critiche più severe verso De Laurentiis: nell’estate 2022 il Napoli non ha perso uno o due senatori, ne ha persi quattro insieme. Insigne, svincolato, ha lasciato il posto vuoto di capitano, ma con lui sono partiti anche Mertens, Ospina e Koulibaly, ceduto al Chelsea, oltre a Fabián Ruiz, passato al PSG. Sulla carta, una vera e propria decapitazione della squadra: quattro-cinque titolari fissi, alcuni dei quali simboli assoluti della storia recente del club, tutti fuori rosa nello stesso mercato.

I sostituti individuati da Cristiano Giuntoli, cioè Kim Min-jae, Khvicha Kvaratskhelia, Giovanni Simeone e Giacomo Raspadori, non scaldavano affatto l’entusiasmo dei tifosi al momento del loro arrivo. Eppure quella squadra “rifondata” e considerata da molti osservatori un progetto di transizione ha dominato il campionato, vincendo lo scudetto con cinque giornate d’anticipo.

È un dato che merita di essere letto con attenzione, perché racconta una verità scomoda ma reale: la fine di un ciclo non coincide automaticamente con un declino tecnico, se il club è bravo a individuare per tempo chi può sostituire quei giocatori con qualità fresche, motivazione alta e voglia di lasciare il segno. Quell’estate in pochi pensavano che il Napoli potesse anche solo qualificarsi in Champions League, eppure il gruppo guidato da Spalletti è riuscito laddove i senatori partiti non erano riusciti negli anni precedenti. Anzi, a distanza di tempo, nessuno dei big ceduti in quell’estate ha mai raggiunto risultati sportivi paragonabili altrove.

Questo non significa che ogni cessione a fine ciclo sia automaticamente un bene: significa piuttosto che il vero problema non è lasciar partire un giocatore quando il suo contributo comincia a calare, ma come si gestisce la fase di transizione. Nel 2022 il Napoli ha fatto le due cose insieme, e bene: ha liberato ingaggi pesanti e ha reinvestito con lucidità su profili giovani, affamati e perfettamente calati nel progetto tattico di Spalletti. È l’esatto contrario di quanto accaduto, per esempio, con Ghoulam, tenuto a lungo senza un vero piano B pronto, o con Ospina, sostituito solo all’ultimo con soluzioni interne.

Il vero valore aggiunto di un giocatore, quindi, non va misurato solo sul campo, ma anche sul timing della sua uscita: un campione che se ne va nel momento giusto, con un progetto di ricambio già pronto, può paradossalmente rilanciare una squadra invece di indebolirla. È la lezione più importante che il Napoli dovrebbe portarsi dietro anche oggi, pensando ai casi di Anguissa, Lobotka e Meret.

Il presente: Anguissa, Lobotka e Meret sotto la lente

Il tema, però, è tutt’altro che archiviato. Oggi il Napoli si trova ad affrontare esattamente lo stesso dilemma con tre nomi pesanti della rosa attuale. Anguissa ha un accordo valido fino al 30 giugno 2027, prolungato grazie a un’opzione contrattuale, mentre le valutazioni a lungo termine arriveranno più avanti.Le indiscrezioni più recenti raccontano di un centrocampista camerunese sempre più vicino all’addio, complice anche un possibile scambio o un’operazione di mercato che coinvolge un altro centrocampista in entrata.

Diversa la situazione di Lobotka, che sembra invece destinato a restare: per lo slovacco esiste una clausola rescissoria da 25 milioni di euro, ma nessun club europeo si è fatto avanti concretamente, e il Napoli valuta un prolungamento fino al 2028 o addirittura al 2029. Un caso che assomiglia più a quello di Koulibaly e Fabián Ruiz che a quello di Insigne: gestione anticipata, chiarezza sulle intenzioni, nessuna fuga in avanti dell’ultimo minuto.

Il punto interrogativo più grande resta Alex Meret. Il portiere friulano è stimato da Allegri, che lo vorrebbe ancora in rosa, ma con lui il Napoli ha sempre adottato una linea prudente, fatta di contratti brevi rinnovati di anno in anno. Una gestione che ricorda molto da vicino quella riservata a Ospina: rapporti mai blindati a lungo termine, con il rischio implicito di ritrovarsi nella stessa situazione vissuta con altri portieri del passato.

Un problema strutturale o solo percezione?

La verità, numeri alla mano, è che il Napoli di De Laurentiis non ha quasi mai rimpianto sportivamente le cessioni a fine ciclo: raramente i calciatori partiti a parametro zero hanno fatto meglio altrove, e lo scudetto del 2023 è la prova più clamorosa che una squadra “decapitata” dei suoi simboli può addirittura fare il salto di qualità, se la rifondazione è gestita con intelligenza. Il problema, allora, non è tecnico ma di metodo: ogni volta che un pilastro si avvicina alla scadenza senza un piano B pronto, il club rischia di perdere valore di mercato e, allo stesso tempo, di alimentare tensioni con la tifoseria, senza ottenere in cambio nessun vantaggio sportivo.

I casi di Koulibaly e Fabián Ruiz, così come l’intera rivoluzione dell’estate 2022, dimostrano che la ricetta per evitare lo scenario peggiore esiste già in casa Napoli: agire con un anno di anticipo, individuare i sostituti prima ancora di ufficializzare le partenze, e non aspettare l’ultima finestra utile per prendere decisioni già evidenti da mesi. Resta da vedere se questa lezione — imparata a caro prezzo con Insigne e Ghoulam ma applicata con successo proprio nell’estate dello scudetto — sarà messa in pratica anche con Meret e Anguissa, oppure se la storia, ancora una volta, si ripeterà tale e quale.