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Serie A, il teatro dell’assurdo: caos calendario specchio di un calcio allo sbando

In Calcio
Maggio 15, 2026
De siervo

Il calcio italiano, in quella che dovrebbe essere la fase culminante ed emozionante della stagione, si è ritrovato ancora una volta impantanato in una palude di disorganizzazione, ricorsi legali e decisioni dell’ultimo minuto. Il caso dello spostamento del derby RomaLazio e delle altre quattro sfide decisive per la corsa Champions League non è solo un problema logistico di orari, ma rappresenta l’ennesimo sintomo di un sistema che fatica a programmare, a comunicare e, soprattutto, a rispettare la sua componente fondamentale: i tifosi.

Il Giovedì della Follia: Una Soluzione “In Extremis”

La notizia ufficiale è arrivata solo nella serata di giovedì 14 maggio: l’accordo tra la Lega Serie A e la Prefettura di Roma ha stabilito che il derby della Capitale si giocherà domenica 17 maggio alle ore 12:00. Insieme alla sfida dell’Olimpico, per garantire la necessaria contemporaneità prevista dal regolamento per le squadre con i medesimi obiettivi di classifica, scenderanno in campo alla stessa ora anche Como-Parma, Genoa-Milan, Juventus-Fiorentina e Pisa-Napoli.

Questa risoluzione è giunta al termine di una giornata convulsa, segnata da un braccio di ferro istituzionale che ha visto coinvolti il Prefetto, la Lega, il Viminale e persino il TAR del Lazio. Solo l’intervento del Tribunale Amministrativo, che ha invitato le parti a trovare un’intesa entro poche ore per evitare un provvedimento d’ufficio, ha sbloccato una situazione che sembrava senza uscita. Inizialmente, infatti, la Prefettura aveva disposto lo slittamento del derby a lunedì sera per motivi di ordine pubblico, data la concomitanza con la finale degli Internazionali di tennis al Foro Italico, prevista per domenica alle 17:00.

 

La “Sorpresa” degli Internazionali: un errore di valutazione sistemico

Il vero cuore del problema risiede nell’incredibile mancanza di lungimiranza. Come evidenziato da diverse fonti, la data degli Internazionali di tennis era nota da circa un anno. Eppure, il calendario di Serie A è stato stilato senza tenere conto che mettere in contemporanea due eventi di tale portata internazionale nella stessa area (il Foro Italico e lo Stadio Olimpico distano poche centinaia di metri) avrebbe creato un incubo logistico.

Le dichiarazioni del presidente della Lega Serie A, Ezio Maria Simonelli, sono in questo senso emblematiche di una mentalità approssimativa: “Più che colpa non avevamo previsto la concomitanza di questi eventi… e non avevamo previsto la Lazio in finale [di Coppa Italia]”. Questa giustificazione appare quasi grottesca: se la Lazio non fosse stata impegnata nella finale di Coppa Italia del 13 maggio, il derby si sarebbe potuto anticipare al sabato, risolvendo il problema alla radice. Basare la pianificazione della penultima giornata di campionato sulla speranza che una determinata squadra non raggiunga una finale è la negazione stessa dell’organizzazione professionale. Il Ministro per lo Sport, Andrea Abodi, ha centrato il punto definendo il ricorso al TAR come una “sconfitta del dialogo” e sottolineando che tali valutazioni andrebbero fatte al momento della stesura dei calendari, non a tre giorni dalle partite.

Angelo Binaghi, presidente della FITP, ha espresso parole durissime riguardo all’ipotesi di modificare l’orario della finale degli Internazionali di tennis per risolvere il conflitto con il derby Roma-Lazio. Definendo chi ha stilato il calendario della Serie A come un “deficiente” che ha lavorato “con i piedi“, Binaghi ha chiarito che la finale non può essere spostata poiché è parte di un circuito internazionale rigidamente regolato dall’ATP e vincolato da diritti televisivi venduti in tutto il mondo. Nonostante abbia riconosciuto a De Siervo e Simonelli di essere dirigenti preparati, ha sottolineato come la concomitanza tra grandi eventi di tennis e calcio a Roma e Torino (in occasione delle Atp Finals, ndr.) sia una “grande coincidenza” che solleva sospetti sulla programmazione della Lega. Infine, ha ribadito che il tennis ha già ceduto il passo al calcio per 25 anni e che oggi spetta all’opinione pubblica giudicare quale dei due sport debba adattarsi, specialmente considerando la complessità dei meccanismi internazionali che governano il torneo del Foro Italico.

Reazioni e malumori

Le reazioni a questo caos sono state dure, a partire dai protagonisti sul campo. Maurizio Sarri, tecnico della Lazio, ha usato parole taglienti dopo la finale di Coppa Italia: “Se il derby si gioca domenica io non vengo sicuro, vengo allo stadio di lunedì. Se si gioca di domenica, fossi il presidente, non presenterei neanche la squadra“. Sarri ha poi rincarato la dose criticando la scelta di giocare a mezzogiorno a metà maggio: “Fai giocare le squadre a fine maggio alle 12:30? Questo non è calcio… ci sono quattro squadre che si giocano una partita da 60, 70, 80 milioni“.

Anche i club e i tifosi hanno subito il peso di questa incertezza. L’AS Roma ha espresso comprensione per il “legittimo disappunto” dei propri sostenitori, costretti a organizzarsi per una partita senza conoscerne data e ora fino a poche ore prima. La protesta dei gruppi organizzati, che minacciavano di non entrare allo stadio in caso di posticipo al lunedì, ha aggiunto ulteriore pressione su un quadro di ordine pubblico già allarmante. 

La Disconnessione della Lega: Tra Pirateria e Champions “Immaginarie”

Mentre il calcio italiano mostra queste evidenti crepe organizzative, i vertici della Lega Serie A sembrano vivere in una realtà parallela, focalizzando l’attenzione su battaglie parziali o lanciandosi in paragoni iperbolici. L’amministratore delegato Luigi De Siervo è spesso in prima linea nella lotta alla pirateria, indicata quasi come l’unico male che affligge il movimento, trascurando forse che la disorganizzazione e la mancanza di rispetto per gli spettatori sono altrettanto letali per l’appeal del prodotto calcio.

A stupire ulteriormente sono state le recenti dichiarazioni di De Siervo sulla finale di Coppa Italia tra Lazio e Inter: “Un evento cresciuto nel tempo, ormai al livello di qualsiasi finale di Champions League“. Affermare che la finale nazionale abbia raggiunto il prestigio e il livello della massima competizione europea stona con i dati di fatto: l’edizione corrente della Coppa Italia è stata descritta come un “flop” in termini di ascolti, il peggiore degli ultimi dieci anni. Mentre all’estero le coppe nazionali si evolvono per diventare più appetibili, in Italia si resta ancorati a un format che privilegia sempre le grandi squadre, proteggendo gli interessi di pochi a discapito dello spettacolo e della meritocrazia.

La vicenda del derby di Roma è lo specchio fedele di un calcio italiano che non riesce a mettere a fuoco i suoi veri problemi. Si celebra una “soluzione condivisa” raggiunta il giovedì sera per una partita della domenica come se fosse un successo diplomatico, quando invece è la certificazione di un fallimento preventivo. La Lega Serie A ringrazia i tifosi per aver “compreso l’importanza della contemporaneità”, ma ignora il danno arrecato a chi ha dovuto cambiare programmi di viaggio, lavoro o vita privata per seguire la propria squadra. Finché la narrazione istituzionale continuerà a ignorare le carenze strutturali — dall’obsolescenza degli stadi alla gestione dilettantistica dei calendari — per rifugiarsi in paragoni con la Champions League o in crociate contro la pirateria, il calcio italiano resterà, per citare un’opinione diffusa, “allo sbando più totale”.e forse è proprio questo che uccide il calcio.