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Stadi italiani, la rincorsa infinita: perché il Maradona e San Siro raccontano lo stesso problema

In Calcio
Agosto 07, 2026
Render stadio maradona

Il giorno dopo la presentazione del piano comunale per il restyling dello Stadio Maradona, Aurelio De Laurentiis ha fatto qualcosa che a Napoli suona quasi come uno strappo: non si è presentato. Nessun dirigente azzurro in sala. E poche ore dopo, la linea del club è arrivata nitida a Il Mattino: il Napoli non è interessato alla ristrutturazione del Maradona, farà il suo stadio.

Non è una battuta buttata lì per creare rumore. È la conferma di una strategia che De Laurentiis persegue da tempo, e che oggi si scontra apertamente con il progetto presentato dal sindaco Gaetano Manfredi. Due visioni parallele, quasi incompatibili, che raccontano un problema molto più grande del solo Napoli: perché, in Italia, modernizzare uno stadio è quasi sempre un’impresa titanica.

Cosa ha detto davvero De Laurentiis

Le parole del presidente azzurro non lasciano spazio a interpretazioni morbide. “È ovvio e ci sta che il Comune porti avanti il suo progetto. Il Napoli però vuole uno stadio moderno di sua proprietà e si scontra con le difficoltà che anche altre squadre hanno e hanno avuto, ma l’obiettivo è quello, quindi a noi non ci interessa, non interessa nulla di quello che il Comune vuole fare.”

Dentro la SSC Napoli il ragionamento è tecnico prima che emotivo: lo Stadio Maradona è bellissimo ma pensato negli anni ’50, non più al passo con i tempi, e per gli azzurri non si tratta di ristrutturarlo ma di demolirlo e ricostruirlo da zero. Un impianto storico, dunque, ma considerato tecnicamente superato per i parametri richiesti oggi da un club che gioca Champions League e punta a competere con i grandi d’Europa.

C’è poi un dettaglio che rivela quanto la questione sia già avanzata sul piano operativo: De Laurentiis ha individuato un’area di 38 ettari a Napoli Est dove potrebbe nascere un nuovo stadio da 70mila posti nel giro di due anni, sempre che non emergano ostacoli burocratici o politici. Ed è proprio quel “sempre che” il cuore del problema italiano.

Il paradosso: nessuna alternativa, per ora

Qui arriva il paradosso più interessante della vicenda. Lo stesso De Laurentiis ha ammesso, parlando sempre a Il Mattino, che il Napoli è di fatto un affittuario, senza alternative concrete: mancano ancora i permessi per costruire il nuovo stadio, non esiste un altro impianto disponibile, e quindi la squadra continuerà a giocare al Maradona. Il club rivendica un futuro lontano da Fuorigrotta pur restando, nei fatti, prigioniero di quello stesso stadio per anni ancora.

Il sindaco Manfredi, dal suo canto, ha risposto chiedendo più concretezza: il Comune sta lavorando con le istituzioni sportive nazionali e internazionali per valorizzare e riqualificare il Maradona, mentre resta il nodo di fondo, sollevato dalla stessa amministrazione: manca ancora un progetto definitivo sul tavolo, da nessuna delle due parti.

Perché in Italia è così difficile costruire stadi moderni

Il caso Napoli non è un’eccezione, è la regola. In Italia gli stadi di proprietà si contano sulle dita di una mano — la Juventus è quasi un caso isolato dal 2011 — e i motivi sono sempre gli stessi: impianti spesso di proprietà pubblica (comunale), vincoli paesaggistici e storici su strutture datate ma identitarie, iter autorizzativi lunghissimi tra conferenze di servizi, ricorsi al TAR e cambi di amministrazione, più una politica locale che deve bilanciare interessi calcistici, urbanistici ed elettorali.

Ed è significativo che sia lo stesso club a citare il precedente juventino come modello da seguire: a Torino nessuno ha fatto storie quando la Juventus ha costruito il suo stadio nuovo, anzi la città ne è stata contenta — ed è esattamente questo che il Napoli vuole replicare.

Il caso San Siro: la via è lunga anche quando c’è l’accordo

Se qualcuno pensa che con l’accordo tra club e amministrazione tutto diventi semplice, il caso di Milano insegna il contrario. Dopo anni di trattative, il Consiglio comunale di Milano ha approvato a fine settembre 2025 la vendita dello stadio Meazza e delle aree circostanti a una società veicolo di Inter e Milan, per 197 milioni di euro meno 22 di compartecipazione del Comune. Il rogito è arrivato solo il 5 novembre 2025, davanti al notaio, con il nuovo impianto che sarà progettato da Norman Foster e Manica e che i club descrivono come destinato a diventare una nuova icona architettonica per la città.

Eppure, anche con tutte le carte in regola, i tempi restano dilatati: i lavori dovrebbero partire nella prima metà del 2027, mentre i due club devono ancora definire un progetto esecutivo condiviso, che al momento della vendita non esisteva ancora. Tra demolizioni, spostamento di infrastrutture come il tunnel Patroclo e la costruzione del nuovo impianto, l’inaugurazione è prevista per il 2031, giusto in tempo per ospitare Euro 2032, con il completamento dell’intera area tra il 2034 e il 2035.

 

Un decennio, insomma, tra prima proposta e stadio davvero pronto. E non senza polemiche: c’è chi ha parlato apertamente di operazione al ribasso, sottolineando che lo stadio non è stato venduto a Inter e Milan in quanto club, ma a due entità finanziarie che per statuto devono generare profitto.

La stessa battaglia, due città diverse

Il parallelo che lo stesso Napoli evoca nel suo ragionamento interno è proprio quello di San Siro: anche Inter e Milan hanno comprato lo stadio storico per abbatterlo, perché il calcio moderno richiede impianti di proprietà per fare fatturato, generare utili e reinvestirli per competere ai massimi livelli internazionali.

È questo il punto centrale che emerge confrontando Napoli e Milano: anche quando la volontà politica e quella sportiva sembrano convergere, come a Milano, il percorso resta lungo, costoso e pieno di ostacoli burocratici e giudiziari. A Napoli, dove le due visioni sono ancora agli antipodi — il Comune punta sul restyling del Maradona, il club vuole ripartire da zero altrove — la strada rischia di essere ancora più tortuosa. La domanda, più che se il Napoli avrà mai un nuovo stadio, è quanti anni ancora dovrà aspettare per scoprirlo.