Dopo quindici anni di governo Viktor Orbán, l’Ungheria apre una nuova fase politica con il premier Péter Magyar. Tra riforme istituzionali, accuse di accentramento del potere e il ridimensionamento dell’eredità del leader di Fidesz, Budapest cerca un nuovo equilibrio. Al centro del cambiamento anche la possibile candidatura della leggenda degli scacchi Judit Polgár alla presidenza della Repubblica.
Continua l’escalation in Medio Oriente: gli Stati Uniti intensificano i raid contro l’Iran, mentre Teheran minaccia una dura risposta. Sul fronte di Gaza, il sindaco di New York Zohran Mamdani definisce Benjamin Netanyahu un “criminale di guerra” e riapre il dibattito sul mandato della Corte penale internazionale.
Dalla nascita di Futuro Nazionale al boom nei sondaggi, fino ai primi malumori interni e alle tensioni in Calabria. L’articolo analizza l’ascesa politica di Roberto Vannacci, il rapporto con il centrodestra, le sue posizioni su immigrazione, euro e alleanze, inserendo il fenomeno in una prospettiva storica che va da Berlusconi a Salvini e Meloni. Una riflessione finale si concentra sulla crisi culturale della politica italiana e sul rischio di una politica ridotta a slogan e hashtag.
A Parigi nasce una nuova fase della difesa europea. Nove Paesi, tra cui l’Italia, avviano la cooperazione per uno scudo antimissile comune. Il vertice dei Volenterosi conferma il sostegno all’Ucraina, mentre Russia e Occidente restano contrapposti sul futuro della sicurezza continentale.
Sudan e Sud Sudan restano al centro di una grave crisi africana: accuse di genocidio, guerre civili, violenze intercomunitarie e milioni di sfollati mentre cresce il rischio di una nuova destabilizzazione regionale.
Il Melonellum entra nel vivo del dibattito politico. Il centrodestra cerca un’intesa su preferenze e voto fuori sede, mentre Forza Italia e Lega mantengono posizioni prudenti. Ignazio La Russa apre al confronto parlamentare, ma la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein promette battaglia contro la riforma, accusando la maggioranza di voler modificare le regole del voto per convenienza politica.
Gli Stati Uniti celebrano i 250 anni dell’Indipendenza. Trump rilancia il primato americano, attacca il comunismo e Mattarella richiama la cooperazione tra Roma e Washington.
A Doha riprendono i colloqui indiretti tra Stati Uniti e Iran con mediazione di Qatar e Pakistan, tra dichiarazioni ostili e cauto ottimismo diplomatico. Washington punta alla denuclearizzazione iraniana, mentre Teheran rilancia condizioni economiche e politiche. Sullo sfondo, la guerra in Medio Oriente continua a infiammare la regione: Gaza e Libano restano teatro di intensi bombardamenti e vittime civili, mentre i mercati reagiscono con prudente fiducia alla possibile de-escalation. Le tensioni coinvolgono anche Arabia Saudita e alleanze strategiche globali.